sabato, luglio 14, 2007

La TV


martedì, luglio 10, 2007

mercoledì, giugno 27, 2007

sabato, giugno 16, 2007

Lo scenario descritto in sette interrogatori dall'ex raider che due anni fa tentò la conquista del Corriere.


E il "furbetto" parla di Berlusconi e D'Alema

Ricucci ai pm di Roma: Caltagirone mi disse che c'era un progetto bipartisan

Il costruttore-editore indicato come interfaccia di Fiorani e interlocutore di Fazio

Stefano Ricucci, sostiene Ricucci, fu Francesco Gaetano Caltagirone a spiegare come, in quel momento, andavano le cose in Italia. Lo prese da parte. Gli disse: "Tu devi capire che questa è un'operazione di sistema, è di qua, è di là". Ricucci capì, ma l'aveva già capito. "Dotto', dice al pubblico ministero, era il segreto di Pulcinella" come lui, Ricucci, era il topo nel formaggio, in quei mesi del 2005, infilato in tutte le operazioni (Rcs, Bnl), a bordo di tutti i vascelli (con la destra e con la sinistra).
Con Silvio Berlusconi, nell'avventura dell'assalto alla Rizzoli-Corriere della Sera. Con la Quercia, nell'operazione che sostiene Unipol nell'acquisizione della Banca Nazionale del Lavoro. Incontra Berlusconi e lo "tiene informato", ogni fine settimana, attraverso Aldo Livolsi e Romano "Pippo" Comincioli e, ogni quindici giorni, attraverso Alejandro Agag. Tiene il filo con i Ds attraverso Nicola Latorre, "perché, vedete dotto', io Berlusconi non l'ho mai votato, io ho sempre votato... comunque Berlusconi io lo stimo come imprenditore, come politico per me non vale niente...".
Stefano Ricucci parla, in sette lunghissimi estenuanti interrogatori ai pubblici ministeri di Roma Giuseppe Cascini e Rodolfo Maria Sabelli che hanno trovato riscontri e conferme a un racconto che giudicano monco magari, e troppo prudente. Ricucci è arguto, elusivo, cinico, disinvolto, spaventato, furbissimo, spudorato. Parla senza argini. Si contraddice. Dissimula. Cade in contraddizione. Si corregge. Ammette. Racconta, a volte, nel dettaglio. In qualche caso, rivela. Spesso insinua. E quando rivela, si morde subito la lingua e si nasconde: "Ma io che gli devo dire, ma scusi no? Mica siamo amici, io e lei. Ma io che ne so! Mi faccia uscire dalla galera e parliamo a cena e gli spiego le cose... Mica così, da pubblico ministero a carcerato? Ma scusi! Io già gli ho detto molto!".
"Non c'è un caso, c'è solo rumore" Massimo D'Alema è abile. Incappa in un colloquio intercettato. Si ritrova impiccato a un "Vai, facci sognare!", regalato all'amico Gianni Consorte (con l'Unipol è alla conquista della Banca Nazionale del Lavoro). L'incitamento è un frammento di intercettazioni contrabbandato alla meno peggio nei corridoi di un Palazzo di Giustizia. Il fenomeno (deforme) non è nuovo per l'Italia (anzi). E' figlio della dappocaggine di un Parlamento che legifera senza conoscere le leggi, i problemi e spesso la lingua italiana. Dell'impotenza di un ceto politico che ha lasciato deperire il processo in una crisi di efficienza, risultati e credibilità fino a farne un ordigno perverso e maligno che sanziona prima dell'accertamento e, quando accerta le responsabilità, non riesce a punirle.
Di una cultura della magistratura tentata dall'autorappresentazione di "custode" in lotta per la salus rei pubblicae e quindi dall'esito comunque ottenuto e non da un modello ideologicamente neutro, dove un esito vale l'altro, purché ottenuto attraverso un fair trial, un processo leale. L'abilità di D'Alema è nel passo laterale. Rievoca con sdegno il grumo di problemi lasciati marcire (ogni giorno "macinano" la vita di migliaia di italiani). Definisce "un'indecenza" le cronache. Liquida quelle conversazioni così: "Non solo non c'è un reato, ma non sono nemmeno moralmente sconvenienti". Conclude: "Non c'è un caso, c'è solo rumore". E' vero. Sottratto al discorso pubblico il "caso", resta soltanto il rumore. Ma il "caso politico" c'è o non c'è? La questione sembra questa.
Il ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio Massimo D'Alema con l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi"Gianni Letta chiamò D'Alema" Una prima scena aiuta a capirla. L'ha raccontata qualche tempo fa, giusto Gianni Consorte. Era il tempo della pubblicazione della sua conversazione con Piero Fassino ("Abbiamo una banca!") che non era agli atti del pubblico ministero e una "manina" maligna consegnò al Giornale. Giorni irrequieti, di vigilia elettorale. Che cosa si saranno detti Consorte e D'Alema? Soprattutto che cosa si sono detti in un colloquio, a quanto si diceva nei corridoi, molto, ma molto imbarazzante. Era stato, forse, D'Alema ad avvertire Consorte, per dire, delle intercettazioni in corso? Il presidente dell'Unipol minimizzava: "Ma no!, era accaduto che io non volevo più comprare il 2 e passa per cento di azioni Bnl di Vito Bonsignore. Bonsignore s'era rivolto a Gianni Letta (allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e Massimo, in quella telefonata, mi riferiva la cosa chiedendomi di risolvere il problema. Presi così anche quel due per cento". Politici di campo opposto (Letta, D'Alema) concordano operazioni finanziarie che vengono accettate da finanzieri con interessi opposti (Consorte, Bonsignore). La scena conferma la concretezza di quel che Giuseppe Oddo e Giovanni Pons hanno definito "L'Intrigo" (Feltrinelli).
Un disegno che va in scena tra la fine dell'inverno e l'estate del 2005 quando, frutto della confluenza di interessi e convenienze diverse e opposte, forze politiche, oligarchie bancarie, consorterie finanziarie si associano temporaneamente sotto banco, concertano le loro iniziative in modo opaco. I Ds di D'Alema vogliono rafforzare il mondo cooperativo affiancandolo alla Bnl. Vogliono trasformare Unipol in un grande attore della finanza e dell'editoria con l'acquisizione anche del Gruppo Riffeser (Nazione, Resto del Carlino, Giorno), come ammette anche Consorte quando è in vena di sincerità. Silvio Berlusconi vuole creare un polo bancario gradito alla Lega (Bpi, Antonveneta) e mettere le mani sul Corriere della Sera per contrapporlo al gruppo L'Espresso-la Repubblica e dopo il Corriere, sottratto alla presa di Mediobanca, forse anche Generali, chissà. L'Intrigo si avvantaggia dell'ambizione di Antonio Fazio di occupare al Colle la poltrona lasciata presto libera da Ciampi; della capacità di Gnutti, Consorte, Fiorani e (nome che non viene mai profferito) Francesco Gaetano Caltagirone di avere rapporti con tutti; di immobiliaristi o nouveaux entrepreneurs come Stefano Ricucci disponibili ad affrontare qualsiasi avventura se può procurare plusvalenze, denaro sonante tassato al 12 per cento, nel minor tempo possibile.
Nell'affresco che Ricucci affida ai magistrati compaiono Berlusconi, D'Alema, Letta, Fassino, Prodi, Rovati, Fazio, misteriosi argentini, una banca enigmatica, qualche cappuccio massonico, banchieri che si accreditano su l'uno e l'altro fronte... Nelle migliaia di pagine dove sono trascritte le dichiarazioni del "furbetto", si intravede la qualità di un "caso" assai rumoroso in cui una politica debole e per nulla trasparente sostiene affari fragili e per nulla trasparenti nell'attesa che, rinforzati gli affari, si possa irrobustire anche la politica - come nucleo di potere e di autorità. Questo è il "caso" e non il rumore. "Era tutto un "Ciao Piero", "Ciao Massimo"" Ora è utile una seconda scena. Perché, sostiene Stefano Ricucci, si comprende la morale della favola. Una morale innocua, "giusta", sostiene. Via Barberini, Roma. Il quartier generale di Francesco Gaetano Caltagirone. Dal 14 luglio del 2005, sono al lavoro i sette del "contropatto" della Banca Nazionale del Lavoro. Sono lì chiusi da quattro, cinque giorni. Se la devono sbrigare con Gianni Consorte e Ivano Sacchetti di Unipol. Questa è la verità di Stefano Ricucci: "... Dotto', chi parlava con la Banca d'Italia con il Governatore (Fazio), chi con Francesco Frasca (capo della vigilanza), quell'altro parlava con Fassino, quell'altro ancora parlava... Era un tutto "ciao Piero", "ciao Massimo". Non è che per me non sia positivo. In fondo, quell'operazione è un vantaggio politico, una fusione politica, un concetto del genere l'accetto, è una cosa buona... Poi, scusi eh!, Consorte si compra Bnl con i suoi soldi. Ne aveva i mezzi perché consideri che Unipol ha fatto un aumento di capitale di 2 miliardi e 6 di euro. Assolutamente sottoscritto, eh! ... Che Unipol avesse avvertito prima e dopo e durante Fassino e D'Alema o quant'altro è pure giusto, ma che Caltagirone è il suocero di Casini e non l'avverte? Scusa, eh! Parlavano al telefono sempre, lì davanti a me. Caltagirone parlava con il suo genero di assegni, era tutto pubblico, noi stavamo lì davanti a tutti...".
Ricucci, il furbetto, è arrivato al consesso con un'idea in testa, bella tosta e golosa: "Il prezzo fissato ad azione, era 2,40 euro. Volevano vendere a 2,40, gli altri. Tutti d'accordo. Io m'impuntai. Consorte salì a 2,70. Io dissi: se volete io vendo a 3 euro. Non è che mi potete convincere... Se voi volete, vendete voi, vorrà dire che io non vendo... Fecero l'iradiddio per due giorni, fino a quando Caltagirone mi dice: "Guarda, è un'operazione di sistema, è di qua, è di là"".

martedì, giugno 05, 2007

Quadri confiscati dai nazisti ritrovati a Zurigo


2 giugno 2007 - 16.53


Quadri confiscati dai nazisti ritrovati a Zurigo

Didascalia: «Boulevard Montmartre. Primavera», un altro dipinto di Pissarro rubato dai nazisti e ora esposto nel museo Israel a Gerusalemme (Keystone)

La giustizia svizzera ha trovato in una cassetta di sicurezza di una banca quattordici dipinti di maestri della pittura, confiscati dai nazisti per la collezione di Hermann Goering.
La scoperta è avvenuta nell'ambito di una doppia indagine aperta in Germania e nel Liechtenstein attorno allo storico dell'arte Bruno Lohse, morto di recente.

La giustizia svizzera ha aperto in una banca a Zurigo una cassaforte piena di capolavori della pittura che erano stati confiscati dai nazisti per la collezione di Hermann Goering, ha fatto sapere venerdì il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung.La scoperta è stata confermata da Ivo Hoppler, il giudice incaricato dell'indagine scattata in seguito ad una richiesta di assistenza giudiziaria da parte della Germania e del Liechtenstein.«Confermo che abbiamo trovato dei quadri di maestri della pittura e che sono stati messi sotto sequestro», ha dichiarato Hoppler all'agenzia AFP.Secondo il giornale tedesco, che riprende informazioni del settimanale svizzero tedesco Cash, due inchieste aperte in Germania e nel Liechtenstein sul noto storico dell'arte Bruno Lohse che hanno condotto alla scoperta.

Uno storico dell'arte al servizio di Goering

Lohse è morto nel marzo scorso a Monaco di Baviera, all'età di 95 anni, quando l'inchiesta era già stata avviata. Durante la Seconda guerra mondiale è stato responsabile della confisca di oggetti d'arte sottratti a proprietari ebrei e destinati alla collezione privata di Hermann Goering, una delle figure di primissimo piano del regime nazista in Germania.Dopo la guerra Bruno Lohse era stato condannato a 10 anni di prigione per le sue attività nazionalsocialiste, ma in seguito non aveva più fatto parlare di sé.Secondo la stampa, la cassaforte è stata affittata nel 1978 nella sede principale della Banca cantonale di Zurigo. Conteneva 14 dipinti, firmati da maestri della pittura quali Dürer, Pissarro, Monet, Renoir, Sysley, Kokoschka e Van Kessel. Ogni opera vale vari milioni di euro.

L'inchiesta in Germania

In Germania l'inchiesta è stata avviata in seguito alla denuncia di una donna, nipote dell'editore ebreo tedesco Samuel Fischer, al quale i nazisti aveva sottratto un dipinto di Camille Pissarro dal titolo «Il quai Malaquais. Primavera».La sua famiglia aveva cercato invano dopo la guerra di recuperare il quadro. Nel gennaio scorso, due uomini hanno avvicinato la donna a Zurigo, con la foto del quadro, indicandole che sarebbero stati disposti a venderglielo per il 18% del suo valore.La donna non ha dato seguito all'offerta, ma ha sporto denuncia a Monaco, città d'origine di uno dei due uomini, un mercante d'arte. La procura pubblica di Monaco ha aperto un'inchiesta per l'ipotesi di ricatto.

L'inchiesta nel Liechtestein

Nel Liechtenstein l'inchiesta è stata aperta in seguito ad una denuncia sporta da una fiduciaria che gestisce la fondazione Schönart (Belle Arti), appartenuta a Lohse.La fiduciaria è stata mossa dal sospetto che le opere d'arte dichiarate nell'inventario della fondazione e depositate a Zurigo fossero di origine illecita.La chiave della cassaforte era depositata a Vaduz, nella sede della fiduciaria, mentre il mercante d'arte di Monaco aveva una procura per farne uso. L'uomo si sarebbe recato più volte a Zurigo e avrebbe anche misurato e fotografato i dipinti.Secondo il giudice istruttore elvetico, l'origine di almeno uno dei dipinti è sicura, mentre delle ricerche sono in corso per stabilire la provenienza delle altre opere. Ancora non è noto se il dipinto «Il quai Malaquais. Primavera» si trovi tra i quadri ritrovati a Zurigo.

BCE: TRICHET METTE IN GUARDIA MERCATI DA TRIPLA MINACCIA

BCE: TRICHET METTE IN GUARDIA MERCATI DA TRIPLA MINACCIA (AGI)
- Cape Town, 5 giu. -
Il presidente della Bce Jean Claude Trichet mette in guardia i mercati finanziari globali dal rischio di una tripla minaccia. "Vi e' un triangolo di vulnerabilita'" spiega Trichet nel corso di una videoconferenza da Cape Town in Sudafrica.
I tre fattori di rischio per il numero uno della Bce sono il basso livello di rendimento degli strumenti di indebitamento e l'esplosione non regolata degli hedge fund e del private equity combinata con l'ampio utilizzo dei nuovi strunmenti dei derivati, cioe' dei fondi speculativi ad alto rischio.
"Uno shock che colpisse uno dei lati di questo triangolo - dice Trichet - potrebbe avere implicazioni per gli altri due lati". "Per esempio - spiega - una significativa variazione del ciclo creditizio potrebbe impedire agli hedge fund di rimborsare le banche".

sabato, maggio 05, 2007

La Signora Brambilla ... della Brambilla SPA





MICHELA BRAMBILLA, DALLA MODA AL GIORNALISMO ALLA SAL SEAFOOD

Il volto vincente dei giovani di Confcommercio

Un filosofo, ambientalista, con un fisico da modella, il cui sogno nel cassetto era fare la giornalista, e che oggi e' presidente della Sal Seafood, azienda leader nel commercio di prodotti ittici. E' Michela Vittoria Brambilla: determinata, ribelle, femminile e con fiuto da vendere per gli affari. Oltre a esportare pesce, e' consigliere delegato dell'azienda di famiglia, la Brambilla spa, che produce trafilati di acciaio a Lecco, e' a capo della Bio qualitas, societa' di alimenti biologici per animali domestici ed e' anche contitolare del centro medico lombardo di Cernusco Lombardone. Come dire, un'immagine vincente quella scelta, come loro presidente, dai giovani imprenditori della Confcommercio. Tacchi a spillo, rigorosamente tailleur giacca e gonna, Michela Vittoria Brambilla ha sempre fatto scelte un po' controcorrente. A 18 anni partecipa a miss Italia e vince la fascia di miss Eleganza, ''ma e' stato un gioco'' sorride. Fa tremare papa' Vittorio quando decide di studiare filosofia e non, come voleva lui, economia e commercio. L'uomo d'accaio e' addirittura ''disperato'' quando Michela si lancia nel settore della moda. Dalla pubblicita' per i collant alle sfilate per l'intimo, ''che non erano molto divertenti'' dice ora, quello che per molte e' un punto d'arrivo per lei e' solo un mezzo per raggiungere il suo obiettivo: fare la giornalista televisiva. E ci riesce: ''telefonavo cento volte al giorno finche', forse per disperazione, mi hanno detto si'''.

Lavora per canale 5 a diversi programmi, tra cui Arcana e Mestieri della notte, fino al 1994 quando papa' le chiede un aiuto: verificare i conti della Sal Seafood, una diversificazione del 'Salumaio di Montenapoleone'. Lei accetta, ''per senso del dovere'' ma ben presto scoppia la passione. Un anno dopo e' a capo di quello che diverra' un piccolo impero con un giro d'affari di 45 mln di euro, che importa e commercializza prodotti ittici freschi e freschissimi. Il segreto del successo? ''Prezzi equi per prodotti di qualita'. Ma sopratutto fare le cose mettendoci il cuore'' rivela con una punta di orgoglio. E spiega, ''e' tipico dell'imprenditore italiano, (non del manager che e' un'altra cosa) lavorare con il cuore. Vuol dire saper vedere dove c'e' un vuoto, capire, e far nascere l'idea. Non fa l'imprenditore solo per profitto, che e' importante... non e' mica San Francesco!, ma fa le proprie scelte seguendo l'istinto, non il denaro''. L'idea del giovane imprenditore, afferma, ''nasce con questi meccanismi''.

Certo il sistema non aiuta, ''ci sono laureati che per anni non trovano lavoro'' perche' ''manca un ponte che possa trasferire la domanda all'offerta e viceversa''. E poi, ''oggi la formazione e' molto importante e bisogna mettere a disposizione gli strumenti adeguati''. I giovani ''vanno sostenuti, dalla federazione e dalle istituzioni'' dice da presidente degli under 40 di Confcommercio. Il problema, ''e' che il nostro paese e' come 20 anni fa. Tutti gli incentivi sono diretti al comparto industriale''. Invece le risorse ''vanno orientate verso lo sviluppo piu' che verso il sostegno'' e il terziario, nelle sue diverse forme, puo' e deve crescere sempre piu'. Il giovane imprenditore, dice Brambilla, non deve essere bloccato ''da un labirinto di leggi e normative'' che lo spinge spesso, ''di fronte a un percorso completamente in salita'', ad approdare all'estero. Per i giovani di Confcommercio, poi, le difficolta' sono ancoa maggiori, perche sono spesso ''imprenditori di prima generazione''. Una considerazione che forse ha pesato nella scelta di Michela Vittoria Brambilla di 'lanciarsi' nella Confcommercio, la prima in una famiglia legata da quattro generazioni a Confindustria. Una confederazione, riflette, dove oggi i problemi non mancano: ''ha bisogno di fiducia, di una guida che sappia fare il leader'' e Montezemolo, ne e' sicura, e' la persona giusta. ''Si tratta di un'ottima scelta. Ho molta stima di lui come professionista''. E' un uomo che ''ha lavorato bene sulla sua immagine e che sapra' rilanciare anche la nostra immagine all'estero''.

E' importante pero', sottolinea, lavorare non solo per dare fiducia all'esterno ma anche all'interno del paese. Le ultime vicende di Cirio e Parmalat, ''sono inspiegabili. Mi sembra di vedere una telenovela''. Certo, ''non possiamo permetterci il rischio che succeda di nuovo''. Per questo ''ben venga tutto quello che e' teso a regolamentare il sistema''. Insomma, l'Italia deve essere rilanciata nell'immagine e nell'economia. E a svolgere questo ruolo sono chiamati i politici. La sua fiducia va in particolare ''a chi ha dimostrato di saper fare anche altro, indipendentemente dall'orientamento. Non mi e' mai piaciuto il fatto che alcuni personaggi non sapevano fare altro, o meglio non potevano fare altro''. E Michela Vittoria Brambilla scendera' in politica? ''Io oggi non ci penso''. Una missione per cui non si sente ancora pronta o forse sa di non poter affrontare perche' il successo in questo caso non dipende solo da lei, come invece accade nelle sue attivita'. ''Credo che ci sia da fare molto. Sarebbe bello fare politica per il paese ma in questo momento non so quanto si possa fare''. Meglio dedicarsi alle attivita' imprenditoriali allargando magari il raggio d'azione. E cosi' ha fatto creando un mercato ad hoc per il cane e il gatto 'povero' con i marchi privati per Conad ed Esselunga. E sempre all'insegna del concetto ''il meglio al giusto prezzo''. ''Non ho mai concepito la truffa ai danni del consumatore perche' credo nell'intelligenza di chi acquista'' sostiene portando avanti una lotta, tutta privata e personale. A chi ''offre prodotti con rincari del 200% o anche 300%, e magari, un prodotto che non e' di prima qualita', rispondo con alimenti cha hanno dei margini di guadagno molto piu' stretti, del 30%''. Alla fine si guadagna lo stesso ''perche' la politica dei grandi numeri e' quella vincente''. Una scelta, quella di produrre cibo per animali, non casuale. Nasce infatti da una grande passione che l'ha portata a dividere la casa con ben 37 inquilini: 22 gatti e 15 cani. Un 'debole' quello per gli amici a quattro zampe che l'ha portata anche alla presidenza della Lega nazionale per la difesa del cane. Passione che ha da sempre. ''Da piccola in casa Brambilla c'erano ben 14 cani. Mi ha insegnato a camminare uno schnauzer. Mi tiravo su tenendomi per il collare. Attaccata a lui ho mosso i miei primi passi''. Da allora di strada ne ha fatta. La parte piu' difficile ''in assoluto e' stato il percorso che mi ha portato alla guida dei giovani di Confcommercio. Per la prima volta mi sono messa personalmente e direttamente in gioco'' rivela. ''E' un lavoro con molte incognite. Mi sto impegnando moltissimo per farlo bene perche' ci credo molto''.

Intanto guarda gia' oltre. Il suo prossimo obiettivo? Diventare mamma. ''Spero di avere presto dei bambini, ne vorrei almeno due'' afferma convinta che cio' non contrastera' con il lavoro. ''Se c'e' una cosa che non ho mai condiviso e' un certo stampo di donna manager. Quella che mette la carriera di fronte a tutto come se fosse necessario farlo. E' una follia non fare i figli per il lavoro!''. Le donne hanno una marcia in piu', spiega. ''Sono fenomenali rispetto agli uomini proprio perche' riescono a fare tutto''. L'unica cosa che le puo' penalizzare sul lavoro ''e' pensare di dover fare le cose diversamente proprio perche' si e' donne. Mia madre mi dice che io ragiono come un uomo ma, in realta', sono molto femminile. Non mi vedrete mai con un pantalone.... Non si devono nascondere le componenti di femminilita', non e' possibile''. E anche al governo, ne e' sicura, ''quando ci saranno piu' donne cambieranno molte cose''.
Ma per emergere, ''non abbiamo nessun bisogno di quote''. Determinata nelle scelte e negli affari ma anche negli affetti, Michela Vittoria Brambilla divide la sua vita, da dodici anni, con un compagno, con cui vive e lavora insieme, al centro medico. Si sente fortunata perche', dice, ''e' difficile trovare persone che ti capiscono e che non ti soffocano e ...riescono a convivere con tanti cani e gatti in casa'' sorride con un pizzico di ironia. Il tempo libero? Lo passa con i suoi animali, suonando il pianoforte, e ascoltando la musica classica. ''Faccio fatica a leggere, questo mi dispiace. Lavoro anche la sera e dormo tre ore a notte. Ho tempo solo quando sono in vacanza'' ammette. E rivela che la sua meta estiva preferita e' ''Cesenatico 'beach', a casa della mamma. Passo le giornate rilassandomi con la 'pet-therapy' di giorno e scatenandomi nelle discoteche di notte''.
MARZO 2004 - a cura di Simona Temperini

Ci risiamo


venerdì, aprile 20, 2007

domenica, aprile 01, 2007